Successioni · 3 novembre 2026

Indegnità a succedere: i casi di esclusione dall’eredità

L’indegnità a succedere esclude dall’eredità chi ha commesso fatti gravi contro il de cuius o i suoi familiari. Quali sono i casi e come si fa valere.

Una persona di spalle, con una busta in mano, ferma davanti al portone chiuso di una casa di famiglia

Quando si apre una successione si dà quasi per scontato che chi è chiamato all’eredità, per legge o per testamento, erediterà.

Non sempre è così: il Codice civile prevede che chi si sia reso responsabile di fatti particolarmente gravi nei confronti del de cuius o dei suoi familiari possa essere escluso dalla successione.

Si parla in questo caso di indegnità a succedere, disciplinata dagli artt. 463 e seguenti del Codice civile.

Quali sono i casi di indegnità?

Sono previsti in maniera tassativa dall’art. 463 c.c.

È escluso dalla successione:

È chiaro quindi che un litigio, per quanto aspro, anni di lontananza o anche un comportamento particolarmente ingrato non integrano una indegnità a succedere.

Ma facciamo un esempio chiarificatore.

Tizio è decaduto dalla responsabilità genitoriale nei confronti del figlio Sempronio e non è mai stato reintegrato. Sempronio muore senza coniuge e senza figli. Tizio, pur essendo suo genitore, e quindi erede legittimario, non potrà ereditare da lui.

Come si fa valere l’indegnità?

L’indegnità non opera automaticamente: finché non viene dichiarata, l’indegno resta chiamato all’eredità, e se accetta ne diviene erede a tutti gli effetti.

Serve, quindi, che una sentenza dichiari l’indegnità a succedere del chiamato all’eredità.

In generale la sentenza viene emessa dal giudice civile su richiesta di chi vi abbia interesse, ma quando l’indegnità deriva da un fatto per cui c’è stata condanna penale, è lo stesso giudice penale che, con la sentenza di condanna, può dichiararla (art. 537-bis c.p.p.).

Cosa comporta la dichiarazione di indegnità?

L’indegno è escluso dall’eredità, quindi anche dalla quota di legittima, e deve restituire i beni ereditari e i frutti percepiti dall’apertura della successione (art. 464 c.c.).

Se l’indegno è un genitore, non avrà l’usufrutto legale né l’amministrazione sui beni del de cuius.

Cosa succede mentre l’indegnità viene accertata?

Dato che l’accertamento dell’indegnità in genere richiede del tempo, per evitare che l’indegno, o supposto tale, nel frattempo possa ereditare e disperdere il patrimonio del de cuius al quale non avrebbe dovuto succedere, il codice civile prevede la sospensione dalla successione.

E cioè, per tutto il tempo necessario ad accertare l’indegnità del chiamato, questi non potrà accettare l’eredità né compiere atti di gestione.

La sospensione cessa con l’archiviazione o con la sentenza irrevocabile di proscioglimento; se invece c’è condanna, o patteggiamento, l’indagato è escluso dalla successione per indegnità.

Facciamo un esempio.

Caia muore lasciando il marito Tizio e il figlio Sempronio. Tizio viene indagato per il suo omicidio. Fino alla conclusione del procedimento Tizio non può né accettare l’eredità né gestirne i beni, che vengono amministrati da un curatore. Se il procedimento si chiude con l’archiviazione, Tizio potrà accettare; se viene condannato, sarà escluso dall’eredità di Caia.

Il de cuius può perdonare l’indegno?

Sì, l’art. 466 c.c. prevede la riabilitazione dell’indegno.

Può essere:

Domande frequenti

L’indegno perde anche la quota di legittima? Sì. L’indegnità comporta l’esclusione dalla successione nel suo complesso, quindi anche dalla quota riservata ai legittimari.

Chi può chiedere che venga dichiarata l’indegnità? Chiunque, avendone motivo, abbia anche un interesse concreto ed attuale.

I figli dell’indegno restano fuori dall’eredità? No. L’indegnità colpisce solo chi si è reso responsabile dei fatti e i suoi figli possono subentrare per rappresentazione.

Si può essere esclusi dall’eredità solo perché si è litigato con il de cuius? No. Servono i fatti gravi indicati dalla legge.

Serve una valutazione del Suo caso?

Se ritiene che un chiamato all’eredità possa essere indegno a succedere, o se teme che la sua posizione venga contestata, può scrivere allo studio dalla pagina Contatti.

Il presente articolo ha finalità informativa generale e non sostituisce un parere legale. La valutazione dei singoli casi è rimessa esclusivamente all’opera di un professionista.

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